La sera dopo la Danse Macabre, con uno sbuffo vago ed un guizzo del mantello rosso cupo Adam Glozor si materializzò sull'uscio della Cuspide, gettando uno sguardo annoiato alle sue spalle. Aveva da poco smesso di piovere, ma in effetti, il suo più grande timore al momento, per quanto non fosse intenzionato a scomporsi di certo, era uno. Rischiare di odorare di biscotti.
Esther lo aveva coinvolto in quella attività decisamente diabolica quel pomeriggio, ed era spuntato alla Cuspide con il sentito desiderio di camuffare quell'odore dolciastro con quello del sangue, o di qualunque cosa che non evocasse affetto e calore familiare. Sollevando appena il mento barbuto serrò un po' le labbra, annusando l'aria, quasi rassicurato, e scelse di iniziare a muovere i propri passi attraverso l'ingresso.
Nello stesso momento, Bellatrix Lestrange stava uscendo dalla Cuspide Cremisi. Benché non avesse né una vera e propria casa né una vera e propria famiglia alla quale tornare, riteneva il suo giorno lavorativo finito; si era diretta alla Cuspide più che altro per sfogare la frustrazione per la sorte di Carmilla, e per non aver trovato Rivka, anche con l’idea che, se Antonin avesse avuto notizie, forse sarebbe venuto lì.
La strega aveva dunque squartato e torturato per buona parte del pomeriggio, ma quel giorno persino il sangue riusciva ad annoiarla.
Era china per firmare il registro, in attesa di avvolgersi il mantello attorno alle spalle e Smaterializzarsi, finalmente. Ma, quando riconobbe Adam, lasciò perdere la Smaterializzazione e gli andò incontro.
- Notizie? - chiese, con i suoi modi piuttosto diretti.
L'altro scosse il capo, serrando appena le labbra. - Stavo per chiedere la stessa cosa. -
- Capisco. Ho girato Londra, ancora, ma è stato inutile. - Bellatrix lanciò un'occhiata distratta al cielo sopra di loro; imbruniva, ma sembrava che le nuvole fossero ancora tinte del rosso del tramonto, un rosso sporco e polveroso mischiato al nero. - Non ho notizie di Antonin - soggiunse, con tono decisamente contrariato.
- Mia sorella Esther voleva andare a cercarlo - ammise Adam, con un piccolo fremito alle sopracciglia. Non era sua intenzione certo dire che Esther sarebbe partita alla ricerca di Antonin per dargli dei biscotti ricostituenti. - Era preoccupata per lui. -
La strega non sentì il bisogno di ammettere che lo era a sua volta, ma inarcò le sopracciglia, colpita da un vago ricordo. - Credevo che Esther non fosse più a Londra. -
- Cambio di programma - constatò lapidario Adam, in un vago colpo di tosse. - E' tornata. -
Alle sue spalle però, ancora rivolte verso il portone aperto, una luce verde sembrò accendersi all'improvviso, spettrale ed intensa, nel cielo di Londra, molto lontano.
Quella luce e quel colore erano uno spettro marchiato a fuoco nella memoria e nei sensi di Bellatrix. Prima persino di pensare, aveva aggirato Adam per avvicinarsi alla porta, fissando il cielo.
Verde contro un cielo che chiamava sangue, andava facendosi più nitido il Marchio Nero. Mentre le spire del serpente si attorcigliavano tra le orbite del teschio, la strega voltò il capo, cercando da dove provenisse.
- Nord - sussurrò.
L'uomo si concesse un istante per studiare il profilo della donna, la sua espressione illuminata dal verde tagliente del Marchio. - Cosa vuol dire? - chiese, a timbro basso.
Bellatrix si voltò verso di lui, con una strana esaltazione nello sguardo. Il Marchio poteva significare vittoria o pericolo, non aveva un significato solo, ma li racchiudeva tutti; non si poteva spiegare, non si poteva raccontare. Il Marchio Nero stava sopra Azkaban quando il suo padrone le aveva fatto dono della libertà.
- Uno di noi chiama - disse, perciò, la voce un sussurro fremente. - Dobbiamo andare. -
- Vuoi che venga? - chiese lui in tono serio, evitando di essere affrettato, avvicinandosi di un passo. - Un Inquisitore in più potrà servire? -
- Un Inquisitore in più serve sempre - rispose lei, voltandosi verso di lui mentre già si dirigeva in fretta all'esterno. Sorrideva e la sua frase suonò cattiva e divertita.
Alzò una mano e chiamò la scopa con un incantesimo silenzioso; i suoi movimenti sembravano accelerati.
Adam si limitò ad estrarre la bacchetta in un gesto rapido. La roteò tra le dita guantate di nero di mezzo giro, mormorando una formula accennata, e trasfigurò la sua bacchetta in scopa, facendola espandere tra le sue mani in un vago rumore legnoso. - Ti seguo - disse soltanto.
Bellatrix inforcò la scopa e si alzò in volo, gonna e mantello più o meno laceri agitati selvaggiamente dall'aria che era andata a disturbare così in fretta e così sgarbatamente.
- Dobbiamo individuare la zona - gridò ad Adam, entusiasta e concentrata. - Ma non ci vorrà molto - assicurò con un ghigno.
L'uomo cinse con le lunghe dita guantate e salde il manico della scopa, e la seguì, rapido, con gli occhi appena socchiusi ed il rosso del mantello sbattuto nervosamente dal vento alle sue spalle, le stava di poco dietro, più interessato a guardarsi attorno che a superarla.
(brano scritto con DarkMiya)