Ecco, Briar aveva detto che la signora avrebbe detto una cosa del genere...
Barone respirò profondamente, per prendere tempo, non un sospiro, che i sospiri sono cose da donne, ma un respiro profondo, come quelli che si prendono prima di tuffarsi.
"Il signor Briar è appena giunto in Gran Bretagna, ma sarà lieto di esibire alla Signoria Vostra tutte le referenze dai lui raccolte nel corso dei suoi viaggi all'estero, così che voi non dobbiate dubitare della purezza delle sue intenzioni quanto del suo sangue."
La signora era bella, ma si vedeva che aveva un po'la puzza sotto il naso. Una cosa che a Barone piaceva poco, nelle donne, ma questa era davvero bella, e pure incinta, quindi meritava ogni riguardo.
"Il signor Briar, insieme alla sua devozione, manda questi suoi collaboratori, i Maestri Yervinyan e Mijama Kaido e il Virtuoso - non potè fare a meno di inarcare un sopracciglio - Vitalii Vladasovich Grachov, a esibirsi per il Vostro diletto e il Vostro piacere, dedicandoVi un assaggio della loro arte. A Voi piacendo, beninteso" concluse Barone, ormai senza fiato.
Le rose iniziavano a pesare e le avrebbe date volentieri in faccia a quel damerino impomatato di Vitas, che sembrava abituato ai salotti degli Zar da quando aveva mosso i primi passi e si trovava benissimo in quella stanza soffocante e piena di elefanti.
Gli venne in aiuto Yervinyan, che s'inchinò con quel suo fare da principe del deserto. Col sangue che gli scorreva nelle vene, retaggio di cento nazioni dell'Asia Minore riuniti in un solo crogiuolo nel corso dei millenni, le genti di Albione erano come uccelli in gabbia. Ma sapeva cosa fosse il rispetto, e Briar gli aveva spiegato gli usi del luogo.